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Petra in Giordania

pubblicato il 26/09/17 in In viaggio

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Petra 2        Le civiltà si abbracciano quando soffia il vento

C'è una bellezza selvaggia a Petra, in Giordania, pesante e triste, che ti agita. Questi canyon che sono eretti come delle barriere naturali, appena a nord di Aqaba, erano la capitale, il presidio dei Nabatei, una tribù dei beduini, venuti dalle profondità dell'Arabia per avere il controllo delle strade e della viabilità delle carovane attraverso queste rocciose strettoie. Poiché erano un popolo del deserto, i Nabatei non seminavano, non piantavano e non costruivano case. Quando si arricchirono e vennero in contatto con le grandi civiltà vicine e lontane, però, vollero abbellire la loro capitale con enormi monumenti funerari, ovvero  facciate con colonne, ingressi, particolari interamente scolpiti nelle rocce.

Queste parole le scrissi nel mio taccuino, mentre ero accovacciata su una di queste tombe, che aveva l’aspetto di un monumento ellenistico con capitelli, triglifi e metope. Nessun popolo ha potuto sottomettere i Nabatei,  solo l'imperatore romano Traiano, e più tardi i Bizantini li hanno usati come guardie per i confini estremi del loro impero.
Trovarsi a Petra volando da Roma, è una meravigliosa esperienza culturale. Camminando come un acrobata attraverso secoli di Storia, mentre tutto è sospeso dentro se stessi e si tenta di acquisire la consapevolezza della realtà di quei tempi lontani. Quante civiltà ...certamente è necessario un grande sforzo di fantasia per concepire delle immagini che colleghino epoche così antiche.

Infatti, camminavo come un acrobata e non solo con la fantasia. Prima andavo su per qualche scala, scolpita nella roccia, e poi salivo sentieri stretti e ruvidi per incontrare... l'Antico Testamento. Salendo, il vento si fece più forte e il paesaggio diventava sempre più brullo. Rocce e pietre dappertutto! Ma alla fine del mio cammino quando raggiunsi la cima di un colle e guardai lo spettacolo che si proponeva ai miei occhi, rimasi sbalordita. Le rocce scendevano repentinamente e lungo l’orizzonte allungato c’era il deserto di Negev.

Petra3Volevo scrivere sul mio taccuino  qualcosa sul  fratello di Mosè, Aaron (Aronne, appunto) che la leggenda narra che fu sepolto nel deserto ed un mausoleo fu eretto in suo onore. Ma, non sapevo dove sedermi  ed il vento infuriava intorno a me. Il mausoleo di Aaron era visibile dal mio punto di osservazione, sulla cima di un altro colle, a circa cinque ore di cammino, come spiegò un beduino alla nostra compagnia. La tradizione dice che in quel punto Aaron morì , perché Dio non volle farlo arrivare alla Terra Promessa. Furono gli Arabi a costruire quel piccolo mausoleo bianco.

"Vada a sedersi comoda vicino all'altare", mi disse il beduino che ci accompagnava,  per darmi un’idea di dove sedermi. Strana o no quella soluzione, per lui era normale. L'altare era dalla parte più alta delle rocce e per raggiungerlo , avrei dovuto scalare una superficie liscia e impervia, lungo il bordo della scogliera, osservandola rimasi un po’ sconcertata al pensiero di dovermi arrampicare fin lassù. E guardando la scogliera, rimasi sbalordita una seconda volta, quando vidi una ragazza giapponese seduta  proprio lì, sull'altare,  sorridente e in posa per essere fotografata dal suo ragazzo.

Mentre salivo lungo il tragitto roccioso guardando l’immensità del deserto sotto di me, ebbi una leggera vertigine, ma passò subito, quando incrociai i giapponesi che scendevano dalla scogliera. La calma assoluta sul loro viso esprimeva pace interiore, era certamente dovuta allo  Zen, pensai. Ci scambiammo un sorriso, senza parlare, ma ci sentimmo uniti. Era l’esperienza che vivevamo in quel momento a legarci. Fare un percorso così difficile eppure mistico e denso di significati e storia ….ti trasforma in un viaggiatore sentimentale.

petra 3Quando arrivai all'altare, mi sedetti e aprii il taccuino, ma era difficile scrivere a causa del forte vento. I miei capelli  erano impazziti e andavano davanti agli occhi, e la mia mano non riusciva a tener ferma la pagina. Ma con grande fatica, riuscii a scrivere queste poche parole: "Le civiltà si abbracciano quando soffia il vento".

Le Memorie di Viaggio small6

 

 

 

 

 

 

 

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