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Il Barocco Napoletano

pubblicato il 22/11/17 in Press

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Barocco a Napoli 12 4

                                                Lo splendore del Barocco Napoletano

Era la più bella capitale d’Europa. Secondo Goethe, Napoli era una sorta di paradiso dove ciascuno viveva in una sorta di ebbrezza onirica. Una ventina di anni dopo, Stendhal scrisse che Via Toledo, con i suoi palazzi signorili e le carrozze, era la strada più allegra del mondo e che lui, da amante dell’opera qual era, trovava il Teatro San Carlo molto più bello della Scala di Milano. Naturalmente mi riferisco alla Napoli capitale del Regno dei Borboni (1734-1860), punto di arrivo per i viaggiatori del Grand Tour, i quali rimanevano incantati dalle bellezze naturali della città e si innamoravano dell’atmosfera gioiosa che la caratterizzava e che preferivano all’austerità della Roma papalina. Le lavandaie, sopra la collina del Vomero, cantavano “Ο sole mio!”, una delle più antiche canzoni popolari napoletane, e danzavano la tarantella, che, secondo la leggenda, fu inventata dalle Grazie per attirare Ulisse ammaliato dal canto delle Sirene. Non è mia intenzione convincervi che, ai nostri giorni, Napoli sia un posto da favola.

Tuttavia, nonostante i molti problemi, è una città che il viaggiatore attento non può omettere di appuntare in agenda. Sono venuta a Napoli in occasione della mostra dedicata al barocco napoletano, dislocata all’interno dei maggiori musei, edifici storici e chiese della città, che abbraccia l’arco di tempo dal 1606 (anno dell’arrivo di Caravaggio a Napoli) fino alla metà del Settecento.

Barocco in Naples 4Bisogna dire peraltro che il barocco, a Napoli, si vede dappertutto, anche senza la mostra, in quanto ne costituisce l’espressione artistica più rappresentativa. D’altro canto, è difficile scoprirlo dal momento che è nascosto dentro vicoli stretti e bui, come si vede nei film girati a Napoli. In ogni caso non si tratta di un labirinto. Il reticolo di strade somiglia piuttosto a una scacchiera che riprende la griglia urbanistica della greca Neapolis, trasformata completamente in seguito all’arrivo degli ordini religiosi che hanno occupato iini, i domenicani, i gesuiti, le suore carmelitane. Nel contempo i nobili spagnoli, giunti a Napoli al seguito della Casa di Aragona, dei vicerè spagnoli e del ramo spagnolo dei Borboni, insieme all’aristocrazia locale, si fecero costruire residenze dominate dallo stile barocco quando questo divenne di moda.

Barocco in Napoli 3 2Napoli è piena di contraddizioni. Il disincanto dei poveri che incontravo lungo la strada, si mutava in speranza quando si raccoglievano in preghiera all’interno di chiese cariche di opere d’arte, di marmi preziosi, di statue d’argento, di soffitti dorati, insomma, di tutto l’armamentario del barocco, come nella cappella di San Gennaro o nella Chiesa del Gesù. Del resto si tratta di una città dalla storia particolarmente tormentata, scandita da pestilenze, carestie, eruzioni vulcaniche, terremoti… «Sotto il cielo più terso, il suolo più precario…» scriveva Goethe a proposito di Napoli. Il che può spiegare la diffusione delle litanie e la profonda fede in san Gennaro, il santo patrono di Napoli.

Le biblioteche dei monasteri, colme di pergamene e di soffitti riccamente affrescati, come quella dei girolamini, sono un paradiso della cultura napoletana. I cortili dei monasteri femminili, come quello di Santa Chiara, assumono un’eleganza mondana creata dalle colonne e dalle panche ricoperte di maioliche ornate da raffigurazioni di fiori, di grappoli d’uva, di scene di caccia, di miti antichi, di danze e musiche della tradizione napoletana, mentre all’ombra di una pergola le monache di clausura passeggiano leggendo i testi sacri. I napoletani, oltre alla musica, continuano ad amare il loro spettacolare barocco. Gli scavi di Pompei, che hanno portato alla luce i motivi ornamentali antichi, non ne hanno influenzato l’estetica, come è accaduto invece agli inglesi del Grand Tour.

Barocco a Napoli 2Dall’alto della terrazza dell’Hotel Excelsior, ammiro il cono gigantesco del Vesuvio stagliato sul golfo, minaccioso e affascinante al tempo stesso. Le eruzioni del vulcano hanno ispirato pittori e scrittori, ma per i napoletani che con il vulcano convivevano ogni giorno, fungevano da specie di barometro: «Oggi c’è il pennacchio» oppure «adesso ha smesso», dicono gli anziani. Il Vesuvio è dentro la loro anima e mi domando se il Golfo di Napoli continuerebbe a essere considerato il più bello del mondo, se non ci fosse. Il panorama che ammiro da qui me lo conferma. In basso c’è il pittoresco porticciolo di Santa Lucia, con i chitarristi e i ristoranti, di fronte si staglia la penisola di Sorrento e in fondo si scorge la magica silhouette di Capri.

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