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L'Acropoli di Atene

pubblicato il 26/09/17 in Press

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acropolis from the air4L'Acropoli di Atene
Tra gloria e catastrofe

Perché Maometto II, il conquistatore di Constantinopoli non ha toccato il Partenone, invece Morosini, l’ammiraglio veneziano, lo ha fatto esplodere? La risposta è che il sultano aveva un’ampia educazione, parlava greco, latino, persiano, arabo, persino caldeo ed è stato un grande ammiratore dell’antica Grecia. Quando ha visitato Atene nel 1458, dove è rimasto quattro giorni, era così influenzato dall’antica gloria della città che ha dato dei privilegi agli ateniesi  e soprattutto ha dichiarato i  monumenti un suo possesso per proteggerli dal rischio di saccheggio  e di vandalismo.

Athenian lady under Turkish dominion3Sulla Rocca Sacra gli ateniesi non potevano salire, eccetto con un permesso. Nella Propilea  era situata la residenza del comandante turco, L’Eretteo ospitava il suo harem e su tutta la superficie della rocca erano state costruite case per le guardie della città. Atene era sotto l’amministrazione del paçha di Negroponte, e più tardi sotto quella del capo eunuco che abitava nel Top Kapi a Istanbul.

Un arconte greco3Gli Ateniesi avevano una certa autonomia. Gli uomini delle dieci o dodici più eminenti famiglie potevano indossare delle scarpe color giallo come gli eminenti turchi dell’ impero, quindi mantenendo il loro status, in un certo senso. Dopo c’erano, in ordine di importanza, i ricchi commercianti, poi gli artigiani e infine la gente che coltivava la terra intorno. I loro rapporti con i Turchi erano discreti, ma quando l’ammiraglio Morosini decise di prendere Atene, gli fu recapitato il messaggio che lo avrebbero sostenuto, perché in quel periodo i rapporti erano peggiorati.

Siamo nel settembre del 1687. Presto in quella mattina di settembre, quando i Turchi vedono  dall’Acropoli la flotta veneziana arrivare, vengono presi dal panico. Sperando che presto il sultano avrebbe inviato in loro soccorso dei soldati, danno l’ordine a tutta la popolazione turca (2.500 donne e bambini) di salire sulla Roccia Sacra e di rifugiarsi là. In poche ore tutta l’operazione si conclude e sulla roccia si vedono mobili, utensili da cucina, vettovaglie, tutto all’aperto. Gli ateniesi erano quasi 7.500 in quel periodo, e temendo lo scontro, ma soprattutto tremendo di paura, nascosero i loro preziosi sotto terra per non essere derubati dai turchi o dai veneziani.

LAcropoli di Atene. JPG2I cannoni di Morosini hanno cominciato a bombardare prima la Propilea dalla collina opposta, distruggendone una grande parte. Eppure il peggio doveva ancora arrivare, allorché qualcuno (si dice un traditore turco) segnalò che dentro il Partenone era accumulata tutta la polvere da sparo dei turchi. Così si udì un terribile grido  “Puntate sul Partenone!” e i cannoni furono rivolti verso il tempio. Le imponenti colonne di marmo insieme col tetto resistettero fino alla notte. Era passata mezzanotte, di preciso era mezzanotte e mezzo, quando una tremenda esplosione ha tagliato il Partenone in due, i marmi hanno cominciato a crollare come se fosse un terribile terremoto, e le continue esplosioni lampeggiavano come fuochi d’artificio per  centinaia di metri illuminando in modo funereo il limpido cielo ateniese. C’era luna piena. Mescolate in quel pandemonio si sentivano le urla di gioia dei veneziani: “Viva la nostra Repubblica!”

The tower of the Winds3I turchi vedendo che l’aiuto del sultano non arrivava e il loro comandante era morto, decisero di inviare due uomini con una bandiera bianca per arrendersi. Morosini li lasciò andare via, ma era dubbioso sulla sua vittoria. Temeva che l’esercito del sultano non avrebbe tardato di arrivare e sapeva di non avere soldati sufficienti a sostenerlo, inoltre voleva usare i suoi uomini per la conquista del Negroponte, che per i veneziani era un punto più strategico rispetto ad Atene. Ma temeva anche per la sorte degli ateniesi. Così un’anno dopo, decise di restituire Atene al sultano e mandare la popolazione greca per un po’ di tempo ai possedimenti veneziani nel Peloponeso come aveva mandato Temistocle gli ateniesi all’isola di Salamina quando Serse era giunto ad Atene.

Tutto fu ben organizzato, i Turchi erano pronti ad arrivare e lui ad andar via. Fu un’operazione molto lineare. Al suo ritiro, l’ammiraglio cercò di staccare alcuni marmi del tempio per portarli a Venezia, ma a causa dell’incapacità dei suoi uomini, i marmi andarono distrutti. Quello che ha potuto portar via, era un leone che abbelliva il porto di Pireo prima che le sue navi andassero via. È quello che vediamo all’entrata dell’ Arsenale a Venezia.

Acropolis Museum 3Così Atene, per la prima volta nella sua storia è rimasta deserta. Senza un’anima per alcuni giorni. Un silenzio lugubre. Mi chiedo se oggi il viaggiatore  che conosce i dettagli di questa storia guardando il Partenone pensa: “Tutta quella catastrofe? Per quale ragione?” E se avverte una grande amarezza…

Nelle immagini in alto:

Una signora ateniese

Un arconte greco sotto il dominio turco

Alcuni acquarelli dipinti da artisti che hanno visitato Atene nel XIX secolo. Molti viaggiatori europei avevano al loro seguito dei pittori con il ruolo di una moderna macchina fotografica, ovvero immortalare le bellezze visitate

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